La porta del negozio si
richiuse con un lieve scatto, annunciando l'ingresso della nuova
cliente. Sara cominciò a guardarsi intorno, ben attenta a non sfiorare
nulla, ma incuriosita da ogni tipo di riproduzione. Fu particolarmente
attratta da una parrucca blu elettrico, le venne anche in mente quella
di Lost in translation, sorrise. La commessa ci mise qualche istante, ma
poi arrivò. Subito le due si guardarono con un cenno d'intesa.
I capelli di Sara erano lunghissimi, e di un lucente nero indelebile.
- Eh, lo immagino, sai. Tagliare via quello splendore non deve essere una scelta facile.
Sara prese ad accarezzare un ciuffo proprio accanto all'orecchio, il suo preferito sin dall'infanzia,quello che al mare, dopo il bagno, le finiva inevitabilmente tra le labbra col suo succo di salsedine.
- Però è giusto voler cambiare look ogni tanto. Ne hai già adocchiato qualcuna? Guarda questa, un meraviglioso caschetto castano... scommetto che ti donerebbe!
- Sono qui perché a breve li avrò persi tutti, e cercavo qualcosa il più possibile simile ai miei...
- Perdonami... Provo a cercare qualcosa nel retrobottega. Un istante.
- La ringrazio, e non si preoccupi.
Una lacrima colmò l'occhio della giovane, che mai avrebbe pensato di dover pronunciare quelle parole,e una fitta alla pancia.
- Questo è ciò che di più simile abbiamo in bottega. È una bellissima parrucca, toccala pure, c'è una minima differenza sulla lunghezza rispetto ai tuoi, ma per il resto...
- La prendo.
- Ciò che consigliamo solitamente è di rasare prima i capelli veri. Sarà meno traumatico che vederli cadere. Ma questo è a tua discrezione ovviamente. Carta di credito?
- Sì, grazie.
Sara prese l'autobus e ormai era scesa la sera. Arrivò alla stazione e cambiò bus, diretta verso il mare,in compagnia di un incazzoso maestrale. Ebbe la rara possibilità di scegliere il posto a sedere. Scelse quello sopra la ruota: per alcuni il più scomodo, per via degli ammortizzatori, ma per lei era solo il posto più in alto, quello privilegiato che quando era bambina le permetteva di osservare il panorama scorrere. Scese alla sua fermata,trascinando un po' una busta con sé, con poca voglia. Si fermò al bar in chiusura e ordinò un Jack Daniel's. Le aveva sempre fatto schifo, ma era una delle poche cose le ricordasse la buonanotte di suo padre, che ad ogni modo le voleva bene.
Ognuno compensa la vita come può,pensò, mentre osservava la barista pulire le vetrine con lo sgrassatore. Era bella, ma molto sciupata. Buttò tutto giù mestamente quello che per lei era un antico veleno, e il vento suggeriva di fare in fretta. Il chiosco stava per chiudere. Sara si divertì a sollevare la sabbia con la sua corsa terminale. Giunta in riva si accovacciò, e tirò fuori dal sacchetto un rasoio a batteria.
Si tolse le scarpe e carezzò il mare per l'ultima volta, l'acqua era gelida. Gli disse addio portandoselo al viso, baciandolo... Chiese a quella smisurata distesa di darle forza e coraggio.
Si fece grande dentro di sé, e accese la macchinetta. Il digrignare del metallo contro la pelle la terrorizzò, ma le diede anche la follia di proseguire. A poco a poco i suoi lunghissimi capelli danzarono nel vento, e una volta concluso, conservò soltanto una ciocca, la sua preferita,rendendola al mare che subito infatti la risucchiò via.
Al ritorno, vista dalla riva, una ragazza scalza, molto più forte di quando era arrivata, con le sue scarpe in mano, un cappello da basket assicurato in testa, l'andatura di chi non regge affatto il bere, e nell'altra mano un sacchetto con dentro una scatola nuova. Il suo autobus era già arrivato.
I capelli di Sara erano lunghissimi, e di un lucente nero indelebile.
- Eh, lo immagino, sai. Tagliare via quello splendore non deve essere una scelta facile.
Sara prese ad accarezzare un ciuffo proprio accanto all'orecchio, il suo preferito sin dall'infanzia,quello che al mare, dopo il bagno, le finiva inevitabilmente tra le labbra col suo succo di salsedine.
- Però è giusto voler cambiare look ogni tanto. Ne hai già adocchiato qualcuna? Guarda questa, un meraviglioso caschetto castano... scommetto che ti donerebbe!
- Sono qui perché a breve li avrò persi tutti, e cercavo qualcosa il più possibile simile ai miei...
- Perdonami... Provo a cercare qualcosa nel retrobottega. Un istante.
- La ringrazio, e non si preoccupi.
Una lacrima colmò l'occhio della giovane, che mai avrebbe pensato di dover pronunciare quelle parole,e una fitta alla pancia.
- Questo è ciò che di più simile abbiamo in bottega. È una bellissima parrucca, toccala pure, c'è una minima differenza sulla lunghezza rispetto ai tuoi, ma per il resto...
- La prendo.
- Ciò che consigliamo solitamente è di rasare prima i capelli veri. Sarà meno traumatico che vederli cadere. Ma questo è a tua discrezione ovviamente. Carta di credito?
- Sì, grazie.
Sara prese l'autobus e ormai era scesa la sera. Arrivò alla stazione e cambiò bus, diretta verso il mare,in compagnia di un incazzoso maestrale. Ebbe la rara possibilità di scegliere il posto a sedere. Scelse quello sopra la ruota: per alcuni il più scomodo, per via degli ammortizzatori, ma per lei era solo il posto più in alto, quello privilegiato che quando era bambina le permetteva di osservare il panorama scorrere. Scese alla sua fermata,trascinando un po' una busta con sé, con poca voglia. Si fermò al bar in chiusura e ordinò un Jack Daniel's. Le aveva sempre fatto schifo, ma era una delle poche cose le ricordasse la buonanotte di suo padre, che ad ogni modo le voleva bene.
Ognuno compensa la vita come può,pensò, mentre osservava la barista pulire le vetrine con lo sgrassatore. Era bella, ma molto sciupata. Buttò tutto giù mestamente quello che per lei era un antico veleno, e il vento suggeriva di fare in fretta. Il chiosco stava per chiudere. Sara si divertì a sollevare la sabbia con la sua corsa terminale. Giunta in riva si accovacciò, e tirò fuori dal sacchetto un rasoio a batteria.
Si tolse le scarpe e carezzò il mare per l'ultima volta, l'acqua era gelida. Gli disse addio portandoselo al viso, baciandolo... Chiese a quella smisurata distesa di darle forza e coraggio.
Si fece grande dentro di sé, e accese la macchinetta. Il digrignare del metallo contro la pelle la terrorizzò, ma le diede anche la follia di proseguire. A poco a poco i suoi lunghissimi capelli danzarono nel vento, e una volta concluso, conservò soltanto una ciocca, la sua preferita,rendendola al mare che subito infatti la risucchiò via.
Al ritorno, vista dalla riva, una ragazza scalza, molto più forte di quando era arrivata, con le sue scarpe in mano, un cappello da basket assicurato in testa, l'andatura di chi non regge affatto il bere, e nell'altra mano un sacchetto con dentro una scatola nuova. Il suo autobus era già arrivato.
Martina Marongiu
