Consigli di lettura #2:
Piccoli Maestri, di Luigi Meneghello
Scrivo questo pezzo
senza avere neppure terminato la lettura del romanzo. Lo scrivo così, a scatola
chiusa, perché giunta ai tre quarti di Piccoli
Maestri, di Luigi Meneghello, sento di poter scommettere sulla
grandiosità del prosieguo.
Piccoli
Maestri parla della guerra partigiana. Una guerra che non
viene mostrata dal punto di vista collettivo, ma da quello del singolo, che la
rivive nella frammentarietà e nella precarietà della memoria.
A molti anni di
distanza dallo svolgimento delle vicende, l’autore-narratore recupera il filo
dei ricordi, li mette in ordine, racconta a noi future generazioni cosa sono
stati quegli anni. Confusione, prima di tutto. Sono stati un tentativo di
riordinare il presente invertendo il passato; sono stati una piattaforma di
scontro e incontro di migliaia di teste distinte, ognuna col proprio progetto
per il mondo, ognuna col proprio colore in mente. Tutti uniti dalla voglia
coraggiosa di fare la propria parte, di mettersi in gioco. Ragazzi,
soprattutto. Dell’età dell’università, o della scuola. Accomunati, questo sì,
da alcuni grandi personalità che fanno da apripista, da esempio concreto sul
campo. È il caso, ad esempio, di Antonio Giuriolo, insegnante che non insegna
perché non ha voluto giurare al fascismo, ma dove “s’impara quello che si
dovrebbe imparare a scuola”[1].
E sono loro, questo
gruppetto sparuto di ragazzi vicentini, i protagonisti che vediamo crescere
pagina per pagina, assorbire gli esempi, impelagarsi in errori materiali e
dubbi esistenziali, e trasformarsi poi, a loro volta, in “piccoli maestri”.
È un romanzo alla
ricerca continua di un modello etico, e che, come tale, si pone oggi come quel
modello che ricerca.
Ma, soprattutto, è un
romanzo di facile lettura, scorrevolissimo. La scrittura di Meneghello è una scrittura
limpida, fresca, infinitamente vitale. La sintassi, estrememanete lineare, si
arricchisce di interpolazioni ironiche, sarcastiche, che danno un gusto più
intenso alla narrazione e che non risparmiano al lettore, anche nelle scene più
drammatiche, qualche sorriso.
In particolare, mi
permetto di suggerire l’edizione della BUR (che si rifà alla versione rivista
del 1976) con la bellissima introduzione di Maria Corti, dove vengono ricordati
il peso e l’importanza di un autore spesso sottovalutato.
Carola Ludita Farci
(questo post è già uscito per http://dafabrizio.wordpress.com/)
[1] Luigi
Meneghello, Piccoli Maestri, BUR,
Milano, 1998, p. 32.

0 commenti:
Posta un commento