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  1. martedì 17 settembre 2013


    Consigli di lettura #2:
    Piccoli Maestri, di Luigi Meneghello

    Scrivo questo pezzo senza avere neppure terminato la lettura del romanzo. Lo scrivo così, a scatola chiusa, perché giunta ai tre quarti di Piccoli Maestri, di Luigi Meneghello, sento di poter scommettere sulla grandiosità del prosieguo.
    Piccoli Maestri parla della guerra partigiana. Una guerra che non viene mostrata dal punto di vista collettivo, ma da quello del singolo, che la rivive nella frammentarietà e nella precarietà della memoria.
    A molti anni di distanza dallo svolgimento delle vicende, l’autore-narratore recupera il filo dei ricordi, li mette in ordine, racconta a noi future generazioni cosa sono stati quegli anni. Confusione, prima di tutto. Sono stati un tentativo di riordinare il presente invertendo il passato; sono stati una piattaforma di scontro e incontro di migliaia di teste distinte, ognuna col proprio progetto per il mondo, ognuna col proprio colore in mente. Tutti uniti dalla voglia coraggiosa di fare la propria parte, di mettersi in gioco. Ragazzi, soprattutto. Dell’età dell’università, o della scuola. Accomunati, questo sì, da alcuni grandi personalità che fanno da apripista, da esempio concreto sul campo. È il caso, ad esempio, di Antonio Giuriolo, insegnante che non insegna perché non ha voluto giurare al fascismo, ma dove “s’impara quello che si dovrebbe imparare a scuola”[1].
    E sono loro, questo gruppetto sparuto di ragazzi vicentini, i protagonisti che vediamo crescere pagina per pagina, assorbire gli esempi, impelagarsi in errori materiali e dubbi esistenziali, e trasformarsi poi, a loro volta, in “piccoli maestri”.
    È un romanzo alla ricerca continua di un modello etico, e che, come tale, si pone oggi come quel modello che ricerca.
    Ma, soprattutto, è un romanzo di facile lettura, scorrevolissimo. La scrittura di Meneghello è una scrittura limpida, fresca, infinitamente vitale. La sintassi, estrememanete lineare, si arricchisce di interpolazioni ironiche, sarcastiche, che danno un gusto più intenso alla narrazione e che non risparmiano al lettore, anche nelle scene più drammatiche, qualche sorriso.
    In particolare, mi permetto di suggerire l’edizione della BUR (che si rifà alla versione rivista del 1976) con la bellissima introduzione di Maria Corti, dove vengono ricordati il peso e l’importanza di un autore spesso sottovalutato.




    Carola Ludita Farci
    (questo post è già uscito per http://dafabrizio.wordpress.com/)

    [1] Luigi Meneghello, Piccoli Maestri, BUR, Milano, 1998, p. 32.

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